“Nulla va perduto. Vita straordinaria di Leda Rafanelli” di Paolo Ciampi

“Nulla va perduto. Vita straordinaria di Leda Rafanelli” di Paolo Ciampi


Nulla va perduto. Vita straordinaria di Leda Rafanelli

di Paolo Ciampi

(Edizione Spartaco)


Chi è Paolo Ciampi

Paolo Ciampi, giornalista e scrittore fiorentino, si divide tra la passione per i viaggi e la curiosità per i personaggi dimenticati nelle pieghe della storia. Ha all’attivo oltre trenta libri con diversi adattamenti teatrali e riconoscimenti nazionali come lo Spadolini per la biografia e il Maldini per la letteratura di viaggio. I suoi romanzi più recenti sono stati segnalati al Premio Strega.

Di cosa parla

«La mia vita è un romanzo, anzi, lo sono le mie vite. E io sola ne sono l’autrice».

 

Una donna imprevedibile, appassionata, autentica. Sempre controcorrente, ma anche al centro dei grandi eventi che hanno segnato il ventesimo secolo.  Leda «Djali» Rafanelli, insieme anarchica e musulmana – tra le prime italiane ad abbracciare l’Islam – ma anche scrittrice, poetessa, giornalista, veggente, amante di molti.

Paolo Ciampi

Leda ha attraversato il futurismo e altre avanguardie, ha avuto a che fare con personaggi quali Marinetti e Carrà,ha respinto l’amore di Mussolini quando quest’ultimo era ancora un socialista rivoluzionario, capendo prima di tutti gli altri di che pasta era fatto.

 

Leda Rafanelli, vissuta tra il 1880 e il 1971, ha attraversato la Belle Époque, il Futurismo, due guerre mondiali, l’Italia repubblicana da protagonista, senza essere succube né delle mode né degli avvenimenti tanto meno dei canoni imposti. E Paolo Ciampi la racconta come lei avrebbe voluto: «La vita non è geometria, non è insieme di regole che consentono di classificare, ordinare, prevedere. Lo stesso andamento del tempo è discutibile. Passato, presente e futuro non si succedono l’uno all’altro, ora si spintonano ora si abbracciano, in ogni caso condividono lo stesso palcoscenico».


Il nome di Leda Rafanelli non è molto noto. Come l’ha scoperto?

In effetti il nome di Leda era spuntato in qua  e là, ai margini di qualche lettura sulle donne che nel corso del Novecento hanno partecipato a grandi movimenti. Non va dimenticato che è stata anche una scrittrice di un certo valore, ma su di lei non c’era tanto materiale.

Poi, qualche anno, fa mi sono imbattuto in una bellissima graphic novel che raccontava la sua vita e mi sono innamorato del personaggio.

Se non sbaglio vi ha trovato anche delle coincidenze…

Sì, alcune mi sono balzate subito agli occhi. Per esempio Leda era pistoiese ed entrambi i miei genitori erano pistoiesi. C’era anche l’idea che anche partendo da una città di provincia tutto sommato ai limiti delle scene politiche e sociali, si potesse entrare nelle grandi dinamiche della Storia.

Che idea si è fatta alla fine di questa donna?

Leda mi è sembrato un personaggio di grande attualità: appassiona e contraddittorio, capace di tenere insieme cose diverse, ma anche alle prese con una parabola di sconfitta-. Mi ha fatto richiamare anche questioni che riguardano l nostro tempo – la possibilità di essere ancora un Noi capace di incidere sulla Storia, per esempio.


Intervista a cura di Dianora Tinti, scrittrice e giornalista


 

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